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Divertiamoci con l’intelligenza artificiale…

…  e coi traffici portuali.
Siamo felici per la mega-diga che consentirà al mega-porto di ospitare mega-portacontainers (Ultra Large Container Ships) da 20.000-24.300 TEU. Ci sarà più ricchezza per tutti e con quei traffici sarà inevitabile un aumuento dei posti di lavoro. Un futuro umanamente radioso.

A guastare la felicità, però, ci si è messo Marco Camisani Calzolari che ha postato un reel sul  Porto di Shanghai . L’automazione di quel porto fa il paio con quella del porto di Qingdao di cui si è gia scritto su questo sito.
Eccoli qua i due porti.
Per andare da un porto all’altro le portacontainers devono percorre ura rotta di 380 miglia nautiche (poco più di 700 Kilometri) che richiedono mediamente 24-36 ore di navigazione (vale a dire 1-1,5 giorni).
452 miglia nautiche (quasi 840 Kilometri) a nord di Quingdao c’è il porto di Tianjin (per i Genovesi è semplice ricordarne il nome). È il più grande porto della Cina settentrionale e il principale accesso marittimo a Pechino. Quasi il 90% delle grandi attrezzature per la movimentazione dei containers è automatizzata.
Per dare un’idea delle distanze tra quei porti pensate che da quello di Genova e quello di Napoli ci sono 318 miglia nautiche e quello di Palermo ne dista 430.
A questo punto paragonando le distanze tra i citati porti cinesi con quelle tra i porti peninsulari e insulari italiani appare evidente che la differenza sostanziale (quindi la loro utilità) ha come metro di paragone il retroterra di riferimento che presenta enormi differenze.

Sì, però, qualcuno potrebbe osservare che il riferimento per il porto di Genova sia l’area padana e quella tedesca a ridosso delle Alpi.
In questo contesto si inserisce il collegamento ferroviario definito Corridoio Mare del Nord-Reno-Meditrerraneo di cui il Terzo Valico dei Giovi è parte integrante. Questo coridoio è uno degli assi logistici ferroviari delle reti transeuropee di trasporto (TEN-T) ed é stato progettato per unire i principali porti del Nord Europa (tra cui Amburgo, Rotterdam e Anversa) con il porto di Genova.
Purtroppo ci sono alcuni numeri che fanno sorgere qualche dubbio sulla competitività del porto genovese.
Nel 2025 :
– il porto di Amburgo ha movimentato 8,3 milioni di TEU *
– il porto di Rotterdam ha movimentato 14,245 milioni di TEU *
– il porto di Anversa-Bruges ha movimentato 14,6 milioni di TEU *
– il porto di Genova (PSA di Prà compreso) ha movimentato 2,4 milioni di TEU che sommati a quelli di Savona e Vado Ligure fanno 2.999.486 TEU *
– il porto di La Spezia ha movimentato 1.217.461 TEU *
A questo abissale divario va aggiunto che molte merci “padane” vengono esportate uilizzando gli scali nord europei.

Tirando le somme dei dati esposti vien da considerare che:
1) l’area industriale che ha riferimento nel porto di Genova è piccola
2) la solidità operativa di alcuni dei porti europei è imparagonabile
Allora a cosa puntano i portatori di interessi (cioè gli stakeholders, chè in inglese suona più “dolce”) e gli amministratiri pubblici?
Aumentare le superfici da destinare ai traffici portuali? Per fare concorrenza a chi?
Efficientare la movimentazione delle merci containerizzate utilizzando l’automazione “cinese”? Per raggiungere numeri irragiungibili diminuendo gli occupati?

Pare chiaro che un’evoluzione come quella prospettata dalle “pretese espansionistiche portuali” finirebbe con l’impoverimento della comunità per la riduzione delle persone impiegate con conseguente riduzione degli stipendi versati (brutalmente: meno soldi che girano).
Per la parallela riduzione allo stato di servitù del territorio che, a quel punto, diventerà solo una banale area di carico e scarico sempre più intensamente sfruttata.
Per i benefici che andranno quasi totalmente a vantaggio dei soliti noti, ma raramente nominati, comodamente assisi nei dintorni di Genova o a poche centinaia o a qualche migliaia di kilometri dalla ex Superba.

A questo punto dobbiamo ancora glorificare l’aumento dei containers, e delle relative superfici occupate, quale misura del benessere economico e sociale indotto?
Chi governa il territorio (Regione e Comune con i rispettivi responsabili) deve sforzarsi di pensare col cervello proiettato ai prossimi 30-50 anni immaginando, e se non ci riescono da soli che si facciano aiutare da esperti,  quali sono i campi di sviluppo che consentiranno ai nostri giovani (concetto ribadito più volte in queste pagine) di puntare a reali prospettive di lavoro adeguato alle loro aspettative economiche e culturali.

Alégri!

* dati reperiti in rete

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