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Clandestini, razzismo, manodopera

Premesse:
1- i Genovesi non hanno preconcetti perché, abituati ad essere stranieri nel Mondo, frequentano le comunità che li ospitano, ne osservano i modi di fare ed elaborano le relative considerazioni. Quindi i Genovesi hanno post-concetti.
2- per essere Genovesi non è necessario nascere nelle nostre Terre (ius soli) o nascere da Genovesi (ius sanguinis); si diventa Genovesi se si vuole bene a queste Terre (ius fidelitatis). Sia sufficiente ricordare la vicenda della famiglia Durazzo (1) (2).
3- chiunque può risiedere nelle nostre Terre purché si attenga ad un duplice obbligo: louâ e no ronpî o belin (tradotto : lavorare e comportarsi correttamente).
4– il lavoro è un dovere: migliora l’individuo e la comunità di appartenenza.
Il lavoro rende liberi : concetto indiscutibilmente corretto (anche se in passato é stato utilizzato in modo improprio). San Paolo si rivolse ai cristiani di Tessalonica dicendo : chi non vuole lavorare, neppure mangi! Analogo principio è stato esposto nell’articolo 12 della Costituzione dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (sintetizzando in modo non elegantissimo: ce n’è per i preti e per i mangiapreti).
5- il foresto è come il sale : un pizzico rende la pietanza saporita, troppo la rovina.

Veniamo al dunque:
serve forza lavoro ed il governo Meloni prevede l’entrata (regolarizzata) di 452.000 forestieri in 3 anni (tra il 2023 ed il 2025) a fronte di un fabbisogno rilevato (da chi?) di 833.000 unità.
I coltivatori e le categorie produttive plaudono la decisione.
Questa decisione e queste condivisioni suscitano alcune perplessità.
– La prima : quel che si dice dall’opposizione si dimentica giunti al Governo, specularmente ciò che non è stato fatto quando si era al Governo viene reclamato sedendo all’opposizione. In sostanza è il gioco delle parti che bada all’interesse di breve termine piuttosto che ad una programmazione di lungo respiro.
– La seconda : se il fabbisogno rilevato è di 833.000 unità ed i NEET della penisola italiana sono più del doppio perché non “invitarli” a lavorare salvaguardando così -secondo FdI- l’italianità ed evitando la sostituzione etnica? La revisione dei criteri per accedere al reddito di cittadinanza è già un passo; nel caso fosse necessaria un ulteriore spinta promozionale gli esperti potranno suggerire le forme più apprpriate.
– La terza : l’avvio al lavoro dei NEET consentirebbe -inoltre- di far acquisire il concetto di lavoro come dovere e non come diritto perché se si può rinunciare ai diritti non è ammesso eludere i doveri (punto 4  delle premesse).
– La quarta : la necessità di importare abbondante manodopera a costi contenuti per andare incontro alle richieste degli industriali ha già dato prova di sé negli anni del boom economico quando, invece di industrializzare il meridione, i decisori -palesi ed occulti- hanno indotto un’immigrazione massiccia e “forzata” di meridionali per consentire ai nordici industriali di sviluppare i loro affari privatizzando i guadagni e scaricando sulle comunità tutti i problemi, le incomprensioni, gli attriti che riverberano ancora oggi.

P.S. immagino già un’obiezione : tra il 2015 e il 2016 la Germania ha accolto circa 1,2 milioni di siriani chiedenti asilo.
Indiscutibile, ma il problema è che in Germania ci abitano i Tedeschi e l’organizzazione sociale, l’etica comune, il rispetto delle regole fa sì che il forestiero tenda “automaticamente” a conformarvisi.
Nella penisola italiana già gli autoctoni approcciano le regole in modalità “personalizzata”, figurarsi cosa possono pensare e, di conseguenza, comportarsi gli alloctoni.

Autonomia differenziata

Si sono dimessi 4, dei 62, membri del comitato tecnico incaricato di elaborare i parametri per scrivere il d.d.l. sull’autonomia differenziata di cui il Ministro Roberto Calderoli è l’ispiratore.

Il Senatore  Francesco Boccia -presidente del gruppo PD- parla di “pietra tombale sul ddl Calderoli” sostenendo che “demolisce lo scheletro di quel progetto di riforma dimostrando che l’autonomia differenziata è solo una bandierina propagandistica del Carroccio che non ha possibilità di essere realizzata se non a costi che il Paese non si può permettere, pena l’ulteriore accentuazione delle diseguaglianze territoriali“.

Non ho conoscenza della situazione per poter dire se abbia ragione il Senatore od il Ministro (che intende proseguire il lavoro intrapreso) ma mi pare di poter esprimere una considerazione super partes.

Il progetto del Ministro viene considerato, da alcuni, a rischio di incostituzionalità e foriero di un’ulteriore accentuazione delle diseguaglianze territoriali.
Orbene la considerazione sull’ulteriore accentuazione delle diseguaglianze territoriali é l’implicita conferma -né potrebbe essere il contrario- delle già esistenti diseguaglianze createsi nei decenni senza che alcuno abbia assunto l’iniziativa di denunciarne l’incostituzionalità.
Com’è ‘sta cosa?

Le diseguaglianze “a.C.n.“. (in questo caso “C” sta per “Calderolum”) sono/erano costituzionali e quelle “p.C.n.” invece no?

C’è qualcuno tra Onorevoli, Senatori, Ministri (attuali e passati) e sempreverdi Maître à penser che abbia mai gridato -prima d’ora-  all’incostituzionalità per le diseguaglianze territoriali in atto?
Tra loro c’è chi abbia analizzato le cause (eventuali omissioni, sprechi, inadempienze ed altre più “colorite” ipotesi) denunciandole nelle sedi opportune?

Forse è il gioco delle parti perché -intanto- tutto va bene, madama la marchesa.

Una comunità funziona bene se ci sono omogeneità d’intenti e condivisione di obiettivi, idee, modi di pensare ed agire. Vale a dire : un’etica comune !

Massimo d’Azeglio ci aveva visto lungo: fatta l’italia bisogna fare gli italiani.

Ma se non ci sono riusciti in 162 anni ….

Il nostro sito compie 10 anni.

… e noi ci facciamo gli auguri di buon compleanno.

Alle 15:30 di quel martedì 9 luglio il sito è stato messo on line dopo una preparazione che ha richiesto qualche settimana per stabilirne i canoni editoriali attuati da Augusto (cui va il nostro affettuoso ricordo) e Patrizia (preziosa consigliera grafica).

Ringraziamo coloro che contribuiscono al sito con le loro pubblicazioni e ringraziamo i nostri Lettori, sia gli abituali che gli occasionali.

Buon proseguimento a tutti

I nuovi barbari

E lo choc peI nuovi barbarir le sue parole fu enorme. Stabilì la terribile somiglianza fra le società comuniste ed il soffocamento della vita spirituale in Occidente” lo scrive l’Autore a proposito dell’intervento di Aleksandr Isaevič Solženicyn organizzato ad Harward l’8 giugno 1978.

Nel suo libro Giulio Meotti evidenzia numerosi episodi ispirati al politicamente corretto avvenuti nella sedi più diverse ma, comunque, accomunati dall’intellettualismo à la page.
La nuova religione laica ha indotto molte aziende (per esempio : Unilev
er, L’Oreal, Barillla, Misura, Buitoni, Garofalo) a modificare i messaggi pubblicitari per i loro prodotti.
Ma i suoi effetti si sono manifestati anche in sedi che sarebbero dovute rimanere “al di sopra di ogni sospetto”. In quella retorica sono state risucchiate
istituzioni che dovrebbero far cultura (Università americane ed europee), pubbliche amministrazioni, l’informazione video e stampata (gli esempi citati sono un ricco ed interessante repertorio).
A pagina
72 l’Autore riporta quanto segue: “The Lancet. La «bibbia» della medicina, come detto ha cancellato la parola «donna» e l’ha sostituita con «corpi con la vagina», in omaggio al transgender.”.
Pare incredibile ma se viene citato quell’episodio c’è da ritenere sia stato più che verificato, quindi si tratta di  apoteosi dello strabismo gender.

Già quanto sopra è impressionante ma le considerazioni delle persone fuggite dai regimi comunisti e rifugiatesi negli U.S.A. od in Europa sono illuminati.  Un esempio tra i tanti.
Yeonmi Park -la più nota disertrice nordcoreana- è stata sgradevolmente sorpresa da quanto ha riscontrato alla Columbia University. Preso atto del sentimento anti-occidentale e del conformismo espresso dal politicamente corretto ha detto che «neanche la Corea del Nord è così matta».
Non resta che constatare come il “corretto pensiero”, il neo linguaggio gender e tutti gli atteggiamenti “progressisti” diffusi nel mondo “libero” occidentale stiano generando un atteggiamento censorio, condizionante ed emarginante che, seppur fisicamente meno violento, si assomiglia a quello degli Stati dittatoriali.

Se ci è stato mostrato che il mondo libero è in naturale antitesi a quello dittatoriale comunista (quello nazional-socialista non è più in competizione) ma l’evoluzione “progressista” del primo lo fa assomigliare al secondo allora significa che qualcosa non quadra.

Se la vicenda non è dovuta al caso sorge un interrogativo.
Cui prodest? Chi è il grande manovratore?
Il “visionario” George Orwell ci aveva visto giusto già nel 1949.

 

I NUOVI BARBARI
Editi nel gennaio 2023 da Lindau s.r.l.
124 pagine, formato tascabile
€ 14,00

Sansone cadrà dal pero con tutti i Filistei?

Sì, questo è il rischio!

Martedì 23 u.s. Il Secolo XIX ha pubblicato l’articolo dal sottostante titolo2023 05 23 Porto Genova perplessit di DAgostino Trieste sul modello di sviluppo scelto a Genova01 Il Secolo XIX

Al recente Adriatic Sea Summit il dott. Zeno D’Agostino -Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale (cioè Trieste)- ha espresso varie considerazioni, anche sul porto di Genova.

Da tempo le pagine di questo sito ospitano interventi critici sugli utilizzi che gli amministratori genovesi intendono fare sia delle aree dal consolidato utilizzo portuale che dell’area ex-Ilva di Cornigliano.
Utilizzare gli spazi che potrebbero essere liberati  dalla servitù siderurgica per sistemarvici containers rappresenta uno spreco di superfici preziose per la loro centralità rispetto agli istituti di ricerca esistenti ed alle vie di comunicazione (aeroporto, ferrovia, autostrade).

Gli interventi cui ho fatto cenno sono stati elaborati da simpatizzanti senza esperienza diretta nel campo dei traffici marittimi ma redatti utilizzando “triangolazioni” sulle informazioni fornite dai mezzi di comunicazione e tenendo presente due parametri:
1-  alto rapporto di addetti per unità di superficie
2-  attività ad alto ed altissimo valore aggiunto
cioé un utilizzo intensivo che favorisca un diffuso sviluppo culturale, economico, sociale ed ambientale  della Città.

É certo che i containers non soddisfano i parametri di cui sopra ma sono a portata di mano e consentono agli Amministratori di mostrare all’opinione  pubblica un rapido risultato mentre  pianificare  insediamenti di ricerca e di produzione hi-tech è lavoro più lungo e meno appariscente.

2023 05 23 Porto Genova perplessit di DAgostino Trieste sul modello di sviluppo scelto a Genova02 Il Secolo XIX

Ma sarà mica che la gatta frettolosa fa i gattini ciechi ?

“… ma quando i container non esisteranno più, cadranno tutti dal pero.”
Lo ha detto il dott. Zeno D’Agostino. Considerata la sede ed il ruolo ricoperto pare di poter escludere sia stata solamente una battuta provocatoria.

Chissà cosa hanno pensato i genovesi?

Genova, il porto, i protagonisti (quelli veri e quelli “inveri”)

23 04 21 Genova segua MSC i protagonisti“Il Secolo XIX” rende noto che sono cominciati i lavori per l’assetto definitivo di Calata Bettolo in gestione a MSC. I protagonisti annunciano che nel terminal verranno movimentati 800.000 containers/anno ed il Presidente dell’Autorità portuale sostiene che questi lavori «… sono il segnale più forte della robustezza del nostro sistema portuale.».

Affermazione forte e decisa che fa immaginare traguardi di rilevante importanza e trova conforto nella valutazione del Sindaco Bucci:  «… siamo nel cammino che ci porta ad avere un porto competitivo nel mondo e il primo porto del Mediterraneo.».
Insomma: il porto di Genova Superba arriverà ad avere un irresistibile appeal per qualsiasi armatore intenda promuovere i suoi (dell’armatore) traffici e
la sua (sempre dell’armatore) ricchezza.

Alla cerimonia ha “doverosamente” partecipato anche Søren Toft, CEO di MSC, quindi persona che sa stare al mondo e con forte potere contrattuale. Parla2023 04 21 Genova segua MSCndo degli aspetti determinanti le scelte delle grandi compagnie armatoriali ha avuto modo di puntualizzare «… se Genova non seguisse lo sviluppo di MSC, saremmo costretti a portare il nostro business da un’altra parte».
C’è chi ha interpretato questa considerazione come un pacato input ai protagonisti : fate quel che ci serve, altrimenti ce ne andiamo altrove.

Caspita ! Ma allora i sogni di gloria dove andrebbero a finire? Come può fare Genova, la Superba, senza containers???
C’è chi risponderebbe: basta fare come a Ginevra, capitale dell’omonimo Cantone, dove i soldi sanno guadagnarli con i containers però senza averli tra i piedi su vista lago.

En passant (in francese dato che là tal lingua si parla) vi abitano 201.818 persone -dato del 2018- ma pare che nessuno sia preoccupato dell’esigua consistenza numerica della popolazione.

Va be’, non ci importa nulla di un prepotente a cui spezzeremo le reni!2023 04 21 ex ILVA di Cornigliano Acciaierie ditalia non conceder un millimetro alla citt Il Secolo XIX
Ahi, ahi,ahi.
Per le quote rosa i nostri protagonisti devono vedersel
a anche con Lucia Morselli (A.D. di Acciaierie d’Italia) che, però, non minaccia di andarsene ma di restare ben piantata a Cornigliano.

Propongo uno spunto di riflessione per chi legge: tra latta (Lucia Morselli) e containers (Toti, Bucci, Signorini) qual’é il maggior male per l’ex Superba Genova ?

Entrambi… per chi è in grado di programmare un futuro prospero per tutti !

Pasquetta ed il Lunedì dell’Angelo

Nelle terre di parlata Genovese anche quest’anno si è perpetrato lo scempio (uno tra i tanti) delle nostre tradizioni, vale a dire l’uso del termine “Pasquetta” per intendere il giorno successivo a Pasqua : il Lunedì dell’Angelo. Per i Genovesi o Lunesdì de l’Àngiou.
Per noi Pasquetta è il 6 gennaio e rappresenta il coerente uso del concetto di Pasqua.

Pasqua commemora la resurrezione di Cristo, cioè la sua nuova vita dopo la morte.
Il tributo dei Re Magi al bambino Gesù ha rappresentato il riconoscimento della sua natura divina, cioè una nuova vita.
Questo per chiarire l’interpretazione Genovese di quanto accaduto il giorno dell’Epifania.

Pasquetta è il termine usato dagli italiani; espressione che ha infiltrato da molto tempo i nostri usi.
Credo che tra i primi ad usarlo -a sproposito- nella nostra Terra sia stato “Il Secolo XIX”, cioè l’edizione locale del quotidiano torinese.  Peraltro il Secolo continua ad utilizzare “basso Piemonte” per intendere le Terre dell’Oltregiogo in perfetto allineamento editoriale.
Non intendo contestare agli italiani l’uso di “Pasquetta” perché perfettamente legittimo; per quanto riguarda l’edizione genovese de “La Stampa”  capisco sia l’adeguamento alla casa madre.

Trovo, invece, ingiustificabile ed autolesionista quando “Pasquetta” viene utilizzato da coloro dovrebbero rappresentare la cultura locale.

Oggi ho avuto occasione di seguire su l’emittente “Telenord” la parte finale della telecronaca di Como-Genoa in cui il conduttore Nuti Giuseppe (detto Beppe) ha augurato buona “Pasquetta” agli ascoltatori. Fatto davvero curioso per uno che si è fatto strada nelle emittenti genovesi, quindi con un curriculum formativo che avrebbe dovuto familiarizzarlo alla cultura Genovese.
Invece no. Ma Nuti Giuseppe (detto Beppe) è uno dei tanti peraltro senza ruolo ufficiale; quindi il suo comportamento può essere considerato “colposo”.
E fino a qui non mi sarei preso al briga di scrivere queste righe perché
Comune di Genova buona pasquetta 2023 04 10 Facebook pestare  l’acqua nel mortaio …

O scciupón de fótta o m’è vegnûo quando ho visto ‘sto post del Comune di Genova in cui viene augurata “Buona Pasquetta(in basso a sinistra).

Ma andate a stra-affogarvi di cozze!!!

 

BALILLA NON MUORE MAI

BALILLA NON MUORE MAI

La comunicazione mi è arrivata oggi pomeriggio: Vincenzo Matteucci è morto.

Alla notizia di un amico che se ne va sempre si prova un sentimento di tristezza. In questo caso però la tristezza è compensata da una nota di fiducia. Vincenzo Matteucci nella sua vita di politico e di uomo pubblico ci ha dimostrato che si può andare oltre il possibile.

È stato con questa aspirazione nel cuore verso le sfide controcorrente che, alle elezioni politiche del 1992, Matteucci ha determinato la sconfitta di Guido Carli e Riccardo Garrone, due dei maggiori protagonisti dell’establishment italiano del tempo.

È stato con quella stessa consapevolezza che negli anni successivi Vincenzo ha continuato a cercare un passaggio libero attraverso cui Genova potesse giungere a confrontarsi con la consistenza della Storia.

In tutte queste sue azioni Vincenzo Matteucci rifletteva la forza di una identità che trovava il suo migliore emblema in Balilla, il ragazzo di Portoria il quale a ragione credeva che ad un genovese, in qualunque posto fosse, bastasse poter toccare il suo destino per scardinarlo.

In questa serie di rimandi operanti attraverso una estensione fantastica Vincenzo Matteucci è diventato effettivamente il Balilla.

E come qui a Genova si sa, Balilla non muore mai.

 

Pier Cristiano Torre

Notizia fresca dal sapore stantio…

…per un’idea tarda.
Sembra passata un’era geologica da quando il Sindaco Bucci parlava di un volo diretto tra Genova e New York (novembre 2019) come segno di un nuovo ruolo della Città proiettata verso un futuro di successo.
Gli era chiaro non fosse una cosa semplice perché un’idea del genere deve essere supportata dalla richiesta del mercato legato non solo al turismo ma, soprattutto, al mondo dell’economia e della conoscenza.
In quella spinta di progresso e di recupero di un prestigioso ruolo per la Città deve essersi inceppato qualcosa se siamo arrivati al punto di proporre l’uso a fini abitativi dell’edificio della Lavanderia italia in Porto.
Ma fosse solo quello potremo pensare ad un inciampo “sulla via del Waterfront di Levante“.
Invece no! L’appiattimento progettuale, l’ictus propositivo, trova ulteriore conferma dall’articolo pubblicato su “Il Secolo XIX” di oggi.
In 3° e 4° colonna si legge la dichiarazione di Falteri Davide, consigliere delegato dal sindaco Bucci ai nuovi insediamenti industriali, in cui sostiene che  “La richiesta di Csm-Gmt invece è completa [N.d.R. rispetto a quella contemporanea di Cosco] e ben si inserisce nella nostra visione, che non è quella di contrapporre la logistica alla politica industriale siderurgica.  … [per la] crescita di una logistica qualificata.“.
Ecco il progresso che viene prospettato a Cornigliano, al Ponente ed ai Genovesi giovani : containers, containers, containers.
Così progettando gli Amministratori locali credono di prospettare ai giovani un futuro appetibile, ricco di riconoscimenti professionali e soddisfazioni economiche? Pensano davvero di incentivarli a restare in questa miseranda città?

In questa landa pare sopravvivano solo individui incapaci di far arrivare agli amministratori il loro dissenso in modo fortissimo e chiarissimo.
Genova Superba? La festa della Bandiera? Questa città di zombi è destinata a diventare un fantasma geografico buono solo per stiparci containers, parcheggiarci TIR e fabbricare latta.

Volo Genova-New York?!  Mi scappa da piangere.

Il Forte di Gavi

“Cose” che furono utili ed hanno dimostrato di essere durevoli nel tempo!
Cose fatte bene e per durare, le “Fortezze Genovesi” sono oggi quell’elevato militare che insieme alle “Mura”, alle “Porte” ed ai più noti “Palazzi dei Rolli” – e che cosa dire di quel simbolo che è la “Lanterna” – va dal medioevo al XVII Secolo caratterizzando la “Città di Genova”, la sua provincia e un po’ tutta la Liguria compresi tutti quei luoghi “nostralini”, ch
Forte di Gavi fotografato da Ricoi frazione di Carrosioe dall’unità al fascismo fanno ancora parte di quelle zone dell’Oltregiogo oggi non più Genovese.
“Cose” come ad esempio il millenario cosiddetto “Forte di Gavi” che nella foto è ripreso dal bellissimo Carrosio, Carroxium(Romano), Carreuxo(Genovese) proprio lì di fronte a Gavi ed anch’esso dunque Repubblicano.
Questi luoghi che hanno il loro fascino ancora oggi, furono parte di quella “Grande Grandezza” con visione mondo che passò anche lì, nell’Oltregiogo di Gavi Ligure e di Carrosio, dove la Repubblica di Genova edificò quella fortezza a difesa di Genova, degli abitatori e dei loro beni.
E dalle Riviere alle Terre di Passo, ma fino al più lontano dei luoghi, dall’Oltregiogo all’Oltremare, sono ancora lì, oggi, a ricordarlo anche se per le ragioni geopolitiche di “tutto il tempo che è passato intorno a noi ed alla nostra storia millenaria”, a tratti non ne rimangono che i resti. . . o non sono più nostri.
Ma. . . vanighélo ‘n pö a cóntâ a chi no o sà o, pêzo ancón, fàn fìnta de no savéilo, ma quésta a l’é a mæ stöia e ve a véuggio contâ, pe Zêna e le Sàn Zòrzo.

La foto è tratta dalla pagina Facebook “GaviWineLand” ed è stata scattata dalla frazione Ricoi situata nelle alture sopra Carrosio.