Da Bözanèo in sciù... in sciô Tranvài nùmero unze!

Amië che cös'a ne móstra st'inmàgine chìe, che o ne a fa védde o scio Gianfranco Dell'Oro Bussetti in scia pagina de Pontedeximo, e che tànto sciâto a l'à fæto pe quéllo "Tranvài" dell'U.I.T.E. n. 11 c'o pàsa in scia sponda sinistra do Ponçéivia pròpio de fronte a quèlla dGenova Tram Serro San Biagio Garrone e fermata per guidoviae drîta donde ghe son e tôri de Catalizi, "cracking towers", e quelle di raffreddamento di un impianto di raffineria fra i più importanti del Mediterraneo ma che ha segnato se non uno degli ultimi cambi di Paesaggio - l'ultimo infatti avverrà più tardi con il Centro Commerciale, il nuovo quartiere di San Biagio, il Mercato Generale che era in Corso Sardegna - che  ha ridisegnato più e più volte quella parte della Valpolcevera tanto, a tratti, da non riuscire più nemmeno ad individuarne i luoghi. Facciamo allora questo viaggio tra di noi Genovesi che se lo raccontano leggendolo sulla carta! Se partimmo da Bözanèo o Bôzanëo (. . . che se non ti gh'ë d'àndâ vanighe de rëo!) pe Pontedêximo, s'incontra Braxi (luogo d'origine) dónde gh'èn Castello e Bratte e 'n çimma a o montmappa del Polceverae o Paize co a seu gêxa dónde n'òtta gh'èa 'na gêxâ de génte ma che òua. . . no gh'è quæxi ciù nisciun! Dòppo de lì s'ariva a Moigallo dónde de sòtta ghe son e Frisce e a stradda pe Mainétto, Castagna e Pedemónte, Voiæ, Oê, e 'n po ciù avanti pe andâ 'n sciô gh'è a stradda pe Méurgo, San Ceprian e Sêra! Dòppo de lì s'ariva a o Sêro dónde ch'é a neuva gexa fæta fâ da Garon pe avéi réiza no ciù fruìbile quèlla 'n ta rafineria c'a l'è ancon mêza 'n pê. . . e sémmo a San Giâxo e a quéllo posto che se ghe dixe "Romairon" pe vià, se dixe, de 'na Famiggia c'a gh'à dæto o nómme! Dapeu ghe sàia Sàn Chîgo e a-a fin Pontedêximo ma lì, da quel ponte che viene oggi ricordato per il nome di un bar . . . "sigh!". . . con tutta la storia che c'è l' attorno, non è ancora San Quirico!  Anche se lì non è San Quirico bensì San Biagio dove esiste ancora la casa di campagna della Famiglia Paganini!
San Quirico, infatti, che territorialmente è più verso Pontedecimo, era la Frazione Capoluogo del Comune che comprendeva anche le frazioni di Morego, San Biagio, Budulli, Serro, Morigallo e Romairone!
Si può certamente dire che dall'Unità d'Italia in poi, poche Città abbiano pagato, come è capitato a Genova - peraltro già Nazione fino a pochi decenni prima - un prezzo  così alto sia sotto l'aspetto del territorio che sotto quello socioeconomico in nome di quella che viene comunemente definita "modernità/modernizzazione" tramite la quale ne beneficiò la nazione intera!  In particolare, poi, in tutto questo "fare e disfare", la Valpolcevera, dalla sua Foce di San Pier d'Arena e Cornigliano fino al suo vasto e a tratti ancora molto bello entroterra, è stata una delle più importanti comprimarie e più colpite.
Che bella dev'esser stata questa valle, sia per la sua natura che per la sua storia, per i borghi anche millenari di case, chiese, conventi e monasteri, case rurali, ricche e belle dimore di villa inserite in un contesto di giardini, orti, vigneti e frutteti tenuti con la saggezza e l'esperienza di un attività umana che sarà stata anche dura ma mai come dopo tutto quel macello che vi è stato "ammucchiato" per far volare fra le prima al mondo la nazione, far più ricchi i già ricchi, in cambio di un po' di duro lavoro e a fronte altresì della perdita del valore anche culturale di un territorio già abitato dall'antico che le testimonianze che arrivano da un lontanissimo passato ci indicano. Che cosa è rimasto, chiediamoci, macerie di ogni genere a parte, di tutta quella "presunta modernità" che non da più lavoro dopo aver più e più volte ha preso il posto modificando anche, come dice qualcuno che la ricorda, quell'ultima collina superstite e stupenda!

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Torre di San Giovanni Battista o Torre Scola ma Torre Scuola! Dalla parte della gente. . . e perciò presa a cannonate!

Siamo nel Golfo di La Spezia che fu Spéza e che gli si volle cambiar nome! Cöse da pêtenâ co i sàsci. . . come la storia della Torre di San Giovanni Batista!
. . ."Torre Scola" o "Torre Scuola" già "Torre di San Giovanni Battista", edificio militare costruito dalla Repubblica di Genova nel 1606, vicino all'isola Palmaria su di un isolotto poco oltre la sua punta nordorientale nel Golfo della Spezia. . . a difesa del Golfo e. . . della popolazione!
A parte quelle antiche, che per la verità non sono molte, risulta estremamente complicato, e dunque non è facile, trovare notizie di queste cose così pregnanti se non negli archivi famigliari. Bisogna anche ringraziare agli appassionati di quella storia apparentemente locale ma di rilevanza internazionale.

Purtuttavia, in quella parte di Levante Genovese, Repubblica di Genova, Liguria, Torre Scoladopo molti secoli di relativa tranquillità all'ombra delle insegne di San Giorgio, da una certa epoca in poi fu necessario aumentare le difese colpite poi più tardi dalle scaramucce anglo/francesi ai tempi dell'Imperator Sarzanin Corso correndo il tempo della da lui voluta Repubblica Ligure.
Si può certamente affermare che quello spettacolare tratto di Riviera fu però "letteralmente distrutto nel territorio, nelle cose ma ancor più non venne in alcun modo tenuto conto "delle meraviglie" e della sua "antica cultura millenaria" che quasi scomparì in seguito alla costruzione delle grandi opere civili e militari che portarono anche alla decuplicazione degli abitanti nel giro di pochissimi decenni!
Questo fatto, poco noto, ha portato a fare in modo che "l'antichissima cultura locale" di quei Borghi Marini che vivevano da millenni di pesca, agricoltura ma anche di commerci con un entroterra più prossimo ma anche lontano e da sempre presente del Golfo e non solo, fu soffocata, fagocitata da altre che se da una parte non ne avevano conoscenza e/o interesse alcuno alla sua conservazione, dall'altra anch'esse si trovarono sradicate dalla loro!
Si può forse dire che tutto questo è avvenuto casualmente lì, nel Golfo Spezzino, più che nell'altra area precedentemente immaginatahe, quella di una Portofino ma forse -per i Savoia- troppo vicina a Genova? Chi lo saprà mai?
Due luoghi di quel Genovesato, Repubblica di Genova, Liguria - che dir si voglia - che si possono annoverare fra i luoghi più belli al mondo che solo qualcuno privo di alte sensibilità e uso ad altri modi di vita ne ha ptovocato la perenne devastazione di uno dei due!

E grazie a Norbert Frroku per la bellissima foto della Torre.

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10 maggio. Il Giorno.

Ore nove avanti disnâ. Autostrada A7, direzione Genova, uscita della galleria dei Giovi. Mattino di un giorno di inizio maggio. Ha un aspetto grigio e freddiccio. Non si prevedono piogge. Il sole potrebbe anche mostrarsi con l'avvicinarsi del pomeriggio. Dipenderà dal vento. Adesso c'è una nuvolosità stratiforme con il cielo che si vede come dietro un vetro smerigliato. Sulla sinistra, a mezza costa, il borgo di Montanesi e più in alto il monte della Vittoria sono avvolti nella nebbia. Una nebbia bassa e spessa che da lassù non permette di guardare verso il fondovalle e, tanto meno, in direzione della confinante piana del Polcevera.

Un momento di metà primavera come molti se ne possono vedere in questa parte di mondo.
Così, agli occhi dei suoi protagonisti, doveva presentarsi la mattinata del 10 maggio 1625. Il giorno in cui lo Spazio Ligure rischiò tutto per sconfiggere Carlo Emanuele I, Duca di Savoia, e liberare gran parte del suo territorio già occupato dalle truppe franco-piemontesi.
I savoiardi, decisi a valicare l'Appennino e a conquistare Genova, giungevano dal versante opposto a quello visibile dall'autostrada.

Partendo dalla Valle Scrivia, attraverso Vallecalda, salivano verso quello che allora si chiamava passaggio del Malpertuso (1) . Giunti sotto l'attuale borgo della Vittoria piegavano a sinistra, proseguivano un po' per poi svoltare a destra aggirando la sommità della collina per prenderla sul fianco rivolto verso la Val Polcevera.

Lì, avvolti dalla nebbia, ad attenderli c'era un drappello di difensori provenienti dalla Val Bisagno ai quali si era aggiunta una manciata di paesani guidati dal rettore di Montanesi. Avvantaggiati dalle condizioni atmosferiche questi combattenti opposero una prima efficace resistenza.
In questa storia il meteo giocherà un ruolo decisivo.
I piemontesi,  benché grandemente superiori per numero e dotazioni, con la vista offuscata dalla nebbia non individueranno mai chiaramente le posizioni e la quantità dei difensori. Cosí lo scontro, ingaggiato alla rinfusa, non prende quota. I paesani guadagnano tempo. Il tempo necessario a far giungere in soccorso delle Milizie del Bisagno quelle accorse dalla Val Polcevera. Dopo molte ore di lotta i piemontesi sono accalcati e stanchi. Dopo un altro po' la stanchezza diventa isterismo. Ad un certo punto diventa difficoltà. Carlo Emanuele I deve ripiegare. È l'aggancio con la storia.
Sul posto verrà costruito un Santuario dedicato alla Madonna della Vittoria.
Per oltre 350 anni il 10 di maggio ed il relativo Santuario della Vittoria saranno il Giorno ed il Luogo nel quale l'Universo tradizionale Ligure festeggerà, con la Liberazione dall'invasore, la speranza allusiva data dalla nuova primavera e dall'inizio della stagione agricola dello sfalcio dei foraggi.
Oggi, che la memoria storica è uscita dall'ordine del giorno e come categoria la Campagna non esiste più, sul 10 di maggio e sul Santuario della Vittoria è scesa una stagione di silenzio.
Eppure quella è la data delle date. La data in cui le Comunità Liguri, intimamente e irriducibilmente “repubblichiste” e “resistenti”, non vollero soccombere ed essere egemonizzate dall'occupante monarchico e straniero.

Un filo rosso, quello dello spirito di resistenza, che lega le antiche città, i borghi e la gente comune di Liguria alla più moderna esperienza di lotta antifascista. Non c'è interruzione di contatto in questo percorso di Libertà lungo quasi quattro secoli. Ma, solamente, il 10 maggio è il giorno che per primo ha sconfitto l'autoritarismo e la standardizzazione della società.

Converrà ricordarsene. Perché, se oggi viviamo liberi, lo dobbiamo a quel giorno. 10 maggio 1625.

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(1) Il luogo è noto anche come Passo del Pertuso. Agevole valico che all'epoca, aprendosi su Serra e San Cipriano, portava verso Genova.

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Mar Ligure

Ecco una mia proposta per rendere giustizia alla storia dei Liguri.

L'immagine sottostante illustra il Mar Ligure nei confini:
in verde dell'Istituto idrografico della Marina militare,
in rosso/giallo del International Hydrographic Organization (come riportato da Wikipedia)

L'area blu rappresenta il Mar Ligure secondo la International Hydrographic Organization, classificato con il numero 3.1.1.4 che intende come limite meridionale il 43° parallelo da Capo Corso al golfo di Baratti.

Mar Ligure in Filippo Noceti 01(cliccando sull'immagine apparirà la cartina ingrandita)

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Qui sotto il Mar Ligure con il Golfo del Leone, che si estende dalla penisola di Giens a Cap de Creus.
In realtà Golfe du Lyon trae origine dal greco "Kolpos Ton Ligyon", ovvero Golfo dei Liguri.
Notare che il Mar Ligure era in antico chiamato dai Romani "Sinus Ligusticus", ovvero Golfo Ligure.
Quindi Golfo Ligure a oriente e Golfo Ligure a occidente del capo d'Hyeres.

Mar Ligure in Filippo Noceti 02(cliccando sull'immagine apparirà la cartina ingrandita)

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La prima proposta sarebbe estendere tutto il nome di Mar ligure alla costa fino al confine con il "Kolpos ton Ligyon", mantenendo come limite meridionale il 43° parallelo dal golfo di Baratti all'isola di Porquerolles (attraversando il promontorio di Capo Corso e l'isola di Cap Cros) e di qui al prospiciente promontorio di Giens.

Mar Ligure in Filippo Noceti 03(cliccando sull'immagine apparirà la cartina ingrandita)


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La seconda proposta aggregare i due "golfi" in un tratto di mare più ampio che consideri il confine delimitato da una linea che unisca il confine occidentale del Kolpos ton Ligyon con il 43° parallelo, in prossimità di capo Corso.
Si unirebbero così i due golfi dei Liguri in un solo Mar Ligure.

Mar Ligure in Filippo Noceti 04(cliccando sull'immagine apparirà la cartina ingrandita)

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La terza proposta è unire con una linea immaginaria il limite occidentale del Kolpos ton Ligyon con la foce del fiume Arno presso Marina di Pisa, il confine effettivo della presenza Ligure, in età storica, lasciando peraltro fuori dalla denominazione "Ligure" la citta di "Tirrenia".

Mar Ligure in Filippo Noceti 05(cliccando sull'immagine apparirà la cartina ingrandita)

 

N.B. Questo articolo è stato pubblicato tramite copia-incolla col consenso del suo Autore; l'originale è pubblicato nella sua pagina Facebook. Nel presente testo sono state apportate alcune variazioni tipografiche.

 

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Liguria d'Oltremare: l'onnipotenza dei Genovesi.

Ad un osservatore libero non può sfuggire che la Liguria paesaggisticamente più bella e storicamente più affascinante sia quella d'Oltremare. Laddove l'Oltremare sta per una terra che Liguria propriamente non è: la Corsica.
 
Ma il richiamo non è un'invenzione e neppure un gioco e tanto meno un mito scherzosamente usato. È la Corsica stessa che ha ripreso l'antica immagine della gestione Genovese dell'isola per restituircela in raffinata eleganza, in quanto i segni di quella presenza oggi hanno grandissimo credito nel mondo.
Una cosa sorprendente se si pensa che i Corsi hanno sempre esercitato tutti i loro usi e costumi locali come segno di identità. Un'identità così intensa che ha dislocato lungo i secoli le forze della lingua, dei legami familiari, dei prodotti della natura per difendersi dalle altrui ingerenze e dominazioni. Una storia tanto fiera e particolare che persino gli animali da  allevamento l'hanno ripresa; in Corsica, anche le mucche hanno il mantello della tigre.
Lo sapeva bene l'antica Genova, città di memoria lunga, per la quale, fra le tante lotte sostenute nella sua storia secolare, la Grande Guerra era una e soltanto una: quella di Corsica del 1553-59.
Se la Corsica contemporanea decide di rivolgersi a quel suo passato, grande e misterioso, per entrare definitivamente nella casa del movimento turistico-culturale internazionale non è dunque solo un compromesso di comodo.
L'orgoglio dei Corsi ha sempre saputo mantenere la necessaria distinzione fra le cose che li circondano.
La lotta contro la Repubblica di Genova è il portato di questa pratica culturale. Proprio quando a Genova, dopo la congiura dei Fieschi,  scattavano  le ritorsioni “doriane” contro quella parte di nobiltà e di popolazione in qualche modo riconducibile alla sfera di interessi fliscana, in Corsica  i rivoltosi saccheggiavano e distruggevano i beni  di quella parte di aristocrazia legata ad Andrea Doria mentre risparmiavano tutti quelli contraddistinti dalle insegne dei Fieschi.  Così ancora oggi troviamo integri  molti dei beni appartenuti a quella antica casata.
 
Questa marcata tensione immaginifica verso i connotati Genovesi dell'isola ha trovato il suo punto più alto in una trasmissione televisiva* confezionata belle e apposta per presentare al mondo il patrimonio culturale locale.
Il forte di Girolata e la cittadella vertiginosa di Bonifacio ne sono stati, al tempo stesso, la forma ed il tema. Per dirla con le parole della conduttrice: “ Des falaises de calcaire blanches sculptées par le vent, Bonifacio, cité fortifiée comme suspendu dans le vide , un dédale de ruelles  qu'il domine la mer a plus de 70 mètres d'hauteur, signe de la toute puissance des Genois”.
 
Dio salvi la Liguria d'Oltremare e, se può, dia un'occhiata anche alla Madrepatria; c'è tanto bisogno. 

* Il servizio di Carole Gaessler  in Corsica è andato in onda mercoledì 20 aprile 2016 alle ore 20,55 su TV5Monde.

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