Liguria

È la Liguria terra leggiadra.
Il sasso ardente, l’argilla pulita,
s’avvivano di pampini al sole.
È gigante l’ulivo. A primavera
appar dovunque la mimosa effimera.
Ombra e sole s’alternano
per quelle fondi valli
che si celano al mare,
per le vie lastricate
che vanno in su, fra campi di rose,
pozzi e terre spaccate,
costeggiando poderi e vigne chiuse.
In quell’arida terra il sole striscia
sulle pietre come un serpe.
Il mare in certi giorni
è un giardino fiorito.
Reca messaggi il vento.
Venere torna a nascere
ai soffi del maestrale.
O chiese di Liguria, come navi
disposte a esser varate!
O aperti ai venti e all’onde
liguri cimiteri!
Una rosea tristezza vi colora
quando di sera, simile ad un fiore
che marcisce, la grande luce
si va sfacendo e muore.

di Vincenzo Cardarelli
(Tarquinia 1887-Roma 1959)

 

Nota: ho pubblicato questa poesia per "colpa" di un mio insegnante di Lettere al Liceo Scientifico "Calasanzio" : il Professore Renato Dellepiane.
L'ha inserita nel Suo libro "VITA DI SCUOLA SCUOLA DI VITA" e, ritrovandovela, non ho potuto fare a meno di riproporla a coloro che frequentano questo sito.
"Liguria" dovrebbe far riflettere e risvegliare l'amore e l'orgoglio per la nostra Terra; è stata scritta da un foresto che -forse per questo- ha saputo coglierne la bellezza troppo spesso non percepita dai Genovesi.

Commenti (0) Visualizzazioni: 242

La Repubblica di Genova tra nobili e popolari (1257 - 1528)

La Repubblica di Genova tra nobili e popolari 1257 1528

Il libro, edito da De Ferrari, è un bellissimo saggio storico scritto da un grande personaggio Genovese che, però, storico di professione non era.
Giuseppe Gallo era il discendente di un'antica famiglia patrizia di Genova, nato nel 1924 e morto nel 2003 dopo una vita ricca di cose da raccontare; attività, quest'ultima, che l'autore ha praticato sin da giovane, quando durante la guerra scriveva per giornali clandestini, impegno che gli procurò la deportazione a Mathausen.

Fu poi giornalista per diverse testate, fino a ricoprire gli importanti incarichi di corrispondente politico-parlamentare per il Secolo XIX, Presidente dell'Associazione Ligure dei Giornalisti e consigliere nazionale della Federazione Nazionale della Stampa Italiana. Conseguì la laurea in Legge all'Università di Genova grazie al saggio "La guerra inesistente" sulla personalità giuridica dei gruppi armati insurrezionali.

La prefazione di Gabriella Airaldi è un ottimo passaporto per togliere ogni dubbio sulla natura e la veridicità di quel che il lettore troverà scritto proseguendo la lettura; una storia raccontata da un espertissimo e capacissimo giornalista che ha saputo dare ai fatti una sfumatura romanzesca (ma non romanzata) con una sagacia smaliziata (e talvolta maliziosa) che dona una luce più vivida e comprensibile; cosa che, forse, talvolta l'asciuttezza di un tecnico riesce in qualche misura ad offuscare.

Il saggio mostra e fa capire invece una storia che spesso,e forse anche senza eccessiva colpa, è malintesa dalla storiografia moderna e contemporanea tutta pregna di quel riverente monarchismo caratterizzante buona parte della produzione divulgativa storica, soprattutto ma non solo, italiana. Ciò è tanto vero che lo stesso Autore, conscio di questo problema, lo sottolinea ripetutamente nel testo.

Le origini nobili dell'Autore non gli hanno impedito nella vita di abbracciare la lotta popolare; per lo stesso motivo è stato capace di osservare, sottolineare e colorare -tale da renderla più evidente- l'importanza del movimento popolare nella storia della Città e dell'azione economica e poltica che ha esercitato su di essa, destinandola ad un'avanguardia storica impareggiata nei secoli da lui presi in esame e probabilmente (ci lascia capire) anche dopo. Azione ora di grande slancio ora di reflusso mortale ma sempre importantissima e determinante.

La storia che si legge non è quella della Città che tanto si ama trasmettere quasi all'unisono ma dimostra come alcune fasi, rilette secondo uno schema più aderente al carattere dei suoi abitanti ed alla loro storia, cambino totalmente aspetto. Viene ribaltata l'idea spesso errata che ormai si è indotti a farsi di essa.

É un po' come se Giuseppe Gallo avesse preso un dipinto chiuso in uno scantinato, annerito da secoli di candele e ammuffito dall'umitdità e avesse riportato alla luce tutte le tinte ed i contrasti che essi nascondevano.

Pagine 420    18,00-20,00 (se lo trovate; su ebay a 7,90 "come nuovo")

Commenti (0) Visualizzazioni: 559

"Il periplo di Baldassarre"

1665. Baldassarre Embriaco, nato in oriente da famiglia genovese, intraprende un viaggio lungo e avventuroso alla ricerca di un libro unico e misterioso: “Il centesimo nome”.
Baldassarre viaggia lungo l'intera costa nordafricana, e poi ancora a Lisbona, Amsterdam, Londra, per approdare infine a Genova.

È questo un libro fondamentale per chi voglia capire Genova, giacché racchiude in sé una speciale grandezza: l'annuncio di un destino, esemplificato attraverso l'inimitabile motivo del cosmopolitismo culturale della Genova Seicentesca.

Perché se la Vita, anche quella contemporanea, ha una base culturale significativa su cui voler poggiare, allora senza dubbio questa base si rifà a quel antico ricordo.

Non per niente, “Il periplo di Baldassarre”, con questa sua proposta di stare al mondo, ha rappresentato l'esatto strumento attraverso il quale un'intera generazione di apolidi culturali come i “pied noir”, i figli dei francesi fuggiti d'Algeria, ha cercato e trovato un luogo, Genova appunto, sul quale posare il cuore.


Naturalmente si possono muovere obiezioni, si può dire che il libro è anche qualcos'altro. Ma se si prova a materializzare la forma di questo qualcos'altro si scopre che è impossibile. Perché qualsiasi forza stia nel libro non potrà mai staccarsi dalla realtà, dal carattere e dal pensiero di quegli antichi Genovesi e della loro Città.

 

Il periplo di Baldassarre

N.d.R. la copertina riprodotta si riferisce all'edizione del 2000

Commenti (0) Visualizzazioni: 1619

IL SISTEMA

É un libro-interviIl Sistema Sallusti Palamarasta in cui l'ex-magistrato Luca Palamara ha il ruolo assoluto; Alessandro Sallusti gli fa da spalla nel ruolo di intervistatore.

Probabilmente molti di coloro che hanno seguito le cronache relative ad inchieste e processi di interesse generale avranno avuto la sensazione di un certa asimmetria  nell'andamento di alcune vicende giudiziarie.
É posiibile si sia trattato di un condizionamento indotto dalle simpatie (od antipatie) degli osservatori nei confronti delle parti coinvolte ma questo libro, verrebbe da dire questo verbale, pare legittimare quei "condizionamenti".

In un articolo pubblicato alcuni anni fa si sosteneva che  "... l’istruzione e le leggi siano  i pilastri su cui si regge una comunità ..." rilevando il fallimento del sistema scolastico italiano.
"IL SISTEMA" parla dell'altro pilastro, quello delle leggi, della magistratura, e ci descrive le attività di un magistrato che è stato protagonista centrale nella gestione dei livelli più alti del sistema giudiziario.
Ne emerge un quadro che lascia esterefatti.

L'indipendenza del potere giudiziario è codificata nella "Costituzione italiana" che al primo capoverso dell'art. 104 recita "La magistratura costituisce un ordine autonomo ed indipendente da ogni altro potere.". Invece par di capire che potere legislativo (gli eletti nel Parlamento) e potere giudiziario abbiano "intrecci" che non si addicono alla norma sancita dalla carta di cui sopra.
Se le cose stanno come descritto (un contro libro-intervista potrebbe confutare quanto esposto nel volume recensito) pare che IL SISTEMA fosse noto e tollerato ( si potrebbe sostenere anche qualcosa di più? ) ai piani alti  dell'amministrazione statale. Allora perchè IL SISTEMA ha funzionato così liberamente tanto da non ispirare  domande a chi avrebbe potuto farle ?

Per l'anno scolastico in corso è stato previsto l'insegnamento dell'educazione civica, "IL SISTEMA" dovrebbe essere un testo da associare a quella materia per consentire ai discenti di discernere tra teoria e pratica.

IL SISTEMA, 286 pagine, euro 19,00

P.S. I caratteri stampati in copertina hanno due colori, quello con cui è scritto "IL SISTEMA" varia con l'incidenza della luce, col variare del punto di osservazione. Casualità o scelta deliberata?

Commenti (0) Visualizzazioni: 502

Storia di una storia locale

copertina del libro Storia di una storia locale

L'esprienza ligure 1792-1992

di Edoardo Grendi. Editore, Marsilio, 1996, pp. 183

Muovendo dall’incrocio tra le scienze analitiche del territorio e la storia economica, l’Autore, senza dubbio il più grande studioso dell’universo Ligure, sviluppa il tema del percorso della storiografia Ligure dalla fine del Settecento fino ai giorni nostri.

La selezione tra le diverse componenti intellettuali che hanno marcato questi due secoli riflette lo stile personalissimo dell’Autore.
L’analisi diventa così una lettura critica che si allarga a tutte le espressioni della storiografia; dalla tendenza antiquaria che ne aveva segnato gli inizi, al positivismo naturalistico dell’Ottocento, al tema dominante del ligurismo, che fissando la sua attenzione su questioni di ordine cronologico trascurando la dimensione socio-economica e antropologica delle vicende, come un ostacolo insormontabile, impedirà fino agli anni sessanta ed oltre del Novecento ogni rovesciamento di tendenza.

Lo studio di Grendi, oltreché indicativo per capire le ragioni dello scarso successo di ieri e di oggi della ricerca storica regionale, assume un valore esemplare per il lettore aprendogli la possibilità di intraprendere in proprio un nuovo e critico viaggio attraverso la lunga marcia della storiografia Ligure.

Commenti (0) Visualizzazioni: 2496
-----------------------------
©2022 Associazione Repubblica di GENOVA | privacy policy | realizzazione ilpigiamadelgatto