Qui una raccolta di articoli sul mondo del lavoro nella nostra Terra.

 

Lo dicono anche per Taranto.

«Taranto può e deve pensare al suo futuro senza vederlo legato allo stabilimento dell’ex Ilva».

Lo ha dichiarato giorni fa Mario Turco, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con la delega alla Programmazione economica ed agli investimenti, che ritiene occorra «un accordo di programma per la riconversione economica e industriale della città».

«L’Ilva è stata un risorsa nei decenni passati, certo, ma da ormai troppo tempo è piuttosto un incentivo alla paralisi economica della città. »

«Anziché pensare solo all’acciaieria, la mia città deve puntare su uno sviluppo delle infrastrutture e sull’autonomia universitaria».

Sono concetti analoghi a quanto la nostra Associazione sostiene da anni.
Non siamo così categorici nell'affermare che l’Ilva sia stata un risorsa per Genova. Certamente ha fornito migliaia di stipendi ma ha anche provocato danni  alla salute, al territorio ed uno sconvolgimento sociale legato a grandi numeri di assunti (tutti indispensabili oppure molti utili solo politicamente?).

È il momento che i politici locali e romani eletti nel nostro territorio, ancorchè abbiano chiara la situazione ma si trattengano dell'esplicitarla, si attivino per promuovere il superamento dell'industria pesante che non si addice alle caratteristiche orografiche -e non solo- della nostra Terra.
Qui servono attività ad alto ed altissimo contenuto di conoscenza per una ricaduta di ricchezza economica ed intellettuale. Ci sono già Centri di notevole levatura che facilitano il compito dei decisori.


P.S. Nell'articolo collegato il Sottosegretario si esprime nei confronti di Taranto dicendo «... la mia città deve puntare ...». C'è da sperare che i parlamentari liguri abbiano la stessa sensibilità.

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Siamo sicuri che ….

Le attività legate ai trasporti marittimi costituiscono, ora come in passato, una importante componente del lavoro e della ricchezza di Genova e della Liguria, quindi notizie come quelle relative ad Hapag Lloyd fanno solamente piacere.
Il Porto e le attività connesse sono uno snodo cruciale nel movimento delle merci; poiché il commercio internazionale deve continuare -magari tra alti e bassi- e le merci devono continuare a viaggiare possiamo stare tranquilli per la ricchezza prodotta dai nostri Porti perchè nessuno può portarceli via.
Nonostante ciò l’attenzione e la cura per un efficace sistema portuale non può allentarsi perché la concorrenza, in particolare quella dei porti nord-europei, può drenare ricchezza dalle nostre banchine come accaduto in passato.
Quindi basta prestare molta attenzione alla funzionalità del sistema per stare tranquilli ?

Pare proprio di no perché le rotte commerciali possono cambiare e rendere i porti meno fondamentali quando ci sono alternative terrestri economicamente concorrenziali.
Due grandi potenze economiche dell'Asia non hanno strettamente bisogno del Mare per trasportare le loro merci in Europa.
Cina e Giappone hanno pianificato ed organizzato un sistema di trasporto ferroviario che consente di far arrivare le merci  in Europa in meno di 3 settimane bypassando Suez e risparmiando su tempi e costi.

Riteniamo che questa "via della seta" terrestre evidenzi inequivocabilmente la necessità di elaborare una strategia innovativa per mantenere ed incrementare ricchezza e sviluppo nella nostra Terra.
Ne abbiamo già scritto in queste pagine.
Lo sviluppo deve puntare ad insediamenti di attività a limitata occupazione dl territorio, ad alto ed altissimo contenuto di conoscenza -quindi di ricchezza- ed alla indispensabile presenza di centri di ricerca.

Conoscenza e ricerca, peraltro con evidente nesso di reciproco stimolo, creano occasioni di prestigiosa  ricaduta economica anche in ambiti non strettamente collegati; rapporti di collaborazione,  studio ed interscambio culturale originano occasioni di incontri (congressi, stages, ecc.) che alimentano il cosiddetto turismo congressuale utile -tra l'altro- a favorire la frequentazione del luogo innescando un meccanismo virtuoso  di promozione del territorio.

Più conoscenza, più ricerca = più ricchezza diffusa !

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Logistica, Zes e Zsl “acceleratori dello sviluppo economico”

Questo il titolo di un articolo pubblicato da TELENORD in cui si legge che le Zone economiche speciali (Zes) e le Zone logistiche semplificate (Zls) possono svolgere un ruolo importante per accelerare lo sviluppo delle aree portuali e retroportuali.
“… sono tutti d’accordo, dai rappresentanti dell’Associazione italiana di diritto marittimo agli armatori alle autorità portuali …”.
Ma essendo per l’Italia una via ancora all’inizio, serve una messa a punto. Per Maurizio D’Amico, segretario generale di Femoza (World Free & Special Economic Zones Federation), Zes, Zls e zone franche possono contribuire anche al successo del coinvolgimento dell’Italia nella Belt and Road initiative,la nuova Via della seta, ma “l’Italia dovrà modificare e migliorare il quadro normativo che le riguarda e concentrarsi su una coraggiosa sburocratizzazione”.

Nonostante gli evidenti benefici indotti da tali zone la situazione per il nostro Porto è ancora in stallo, pietrificata.

È dal 1994 che la nostra Associazione insiste per la creazione di una Zona Franca in Porto.
Avevamo immedia
territorio franco volantinotamente condiviso l'iniziativa dei Professori Victor Uckmar e Sergio Maria Carbone di cui scrisse "Il Secolo XIX" nel luglio di quell'anno. Anche  l'allora Presidente della Provincia di Genova -Marta Vincenzi- aveva dato un appoggio politico.
Già allora era chiaro che la realizzazione  della Zona Franca avrebbe consentiro di affrontare con successo anche i problemi dell'ILVA con una positiva ricaduta economica sia per la Città che per i dipendenti eliminando il "ricatto" occupazionale che ha portato al persistere di una servitù che impoverisce Genova.

Non ci siamo mai astenuti dal criticare le disattenzioni e le lentezze "romane" ma dobbiamo anche evidenziare le "curiosità" genovesi.
Il sottostante riquadro riferiva la presa di posizione critica di Antonio Pellizzetti -nel suo ruolo di presidente reggente della Camera di Commercio- che, per la sua parte, affondò il progetto sostenendo  "il netto declino
" delle Zone Franche europee affermando, tra l'altro, che non gli sembrava il caso di insistere sull'iniziativa "per un po' di sacchi di caffè".
Nel frattempo il porto di Trieste consolidava la posizione di importante capolinea per i traffici del caffè  anche grazie al beneficio del porto franco.

Quella di Pellizzetti è stata miopia oppure cosa altro?

D'altra parte la miopia o il cosa altro pare non sia stato confinato solo a lui se il Professor Victor Uckmar nell'agosto 1999  affermò "Le carte sono fatte, c'è il via libera del ministero delle Finanze, manca solo l'interesse degli imprenditori.".

I tempi sono cambiati? La percezione delle opportunità è maturata? Gli interessi di miope bottega (politica, imprenditoriale, sindacale) sono compressi dallo sviluppo dei commerci e delle loro necessità logistiche?

Ce l'auguriamo per il progresso economico e sociale della nostra Terra e di chi ci lavora.

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Cgil ed ex aree Ilva di Cornigliano

La testata on line themeditelegraph.it ha riportato il comunicato stampa della Filt Cgil emesso da Marco Gallo e Leonardo Cafuoti in cui esprimono alcune considerazioni sulle ex aree Ilva di Cornigliano attualmente utilizzate per lo stoccaggio dei container vuoti.
Gli autori affermano "... che Genova non può fare a meno di uno spazio di questo tipo" e che "La merce transita da e per Genova se le condizioni di mercato lo permettono: avere un sito per lo stoccaggio dei container adiacente al Porto è una delle condizioni necessarie al contenimento dei costi."
Proseguono scrivendo che "Per questi lavoratori e per i lavoratori dell’indotto, qualunque sia l’esito di queste o di altre aree portuali adibite allo scopo, deve essere garantita la clausola sociale, devono essere garantiti i livelli occupazionali e quelli reddittuali ...".

Di quel sindacato conosciamo solo superficialmente la posizione sullo stabilimento di Cornigliano però ci pare che l'apertura verso l'utilizzo non "acciaieristico" di quelle aree sia positiva.
Puntare a salvaguardare e promuovere il lavoro nella Città è interesse di tutti.

Ci siamo espressi sulle aree attualmente occupate dall' ex Ilva già in altre occasioni (1) (2) (3) auspicandone un utilizzo per attività industriali e di ricerca più consone alla nostra Terra.
La salvaguardia del posto di lavoro è una scontata preoccupazione dei sindacati e la condividiamo; proprio per questo auspichiamo che un comune intento di progresso spinga a progettare l'insediamento di attività ad alto contenuto di conoscenza e di ricchezza in sostituzione di quelle attuali.

Tutto ciò per contribuire, come scrivono Marco Gallo e Leonardo Cafuoti, "al benessere di questa città".

 

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Mi scappa da ridere …

Ridere per modo di dire visto la rapidità dimostrata dallo Stato italiano nel finanziare opere importanti per la nostra Terra; opere di cui è stato recentemente trattato in questo sito.
È ovvio che speri di essere smentito platealmente.

La rubrica “transport” riferisce della pubblicazione del bando per l’affidamento della progettazione di fattibilità tecnica ed economica della nuova diga foranea del Porto di Genova.
Si tratta di Un appalto del valore di oltre 13,5 milioni di euro grazie al quale saranno progettate opere per circa 800 milioni di euro … che verrà gestito da Invitalia.

Credo non sia necessario essere esperti in trasporti -non lo sono neppure io- per capire l’importanza di avere fondali che consentano l’attracco a navi da 22.000 TEU.

Stiamo a vedere quanto tempo ci vorrà per ottenere il finanziamento della diga.

 

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