Perchè manca l'evolvente !

Per questo non funziona !

Pare poco contestabile la diffusa valutazione sul funzionamento e l’efficienza dell’apparato della Repubblica italiana.
È costante esperienza -per il cittadino che intenda rispettare le regole- trovare intoppi, difficoltà interpretative, ostacoli burocratici nelle incombenze della vita quotidiana.
L’introduzione della fattura elettronica è, per quanto ho avuto modo di constatare, l’ultima emozionante avventura in cui anche i commercialisti incontrano difficoltà nell’interpretare la legge che ne regola alcuni passaggi.
Ciò non deve stupire perché già l’emblema di tale repubblica mostra l’impossibilità di un corretto e fluido funzionamento.

Tutto sta nell’evolvente.

ruota dentata 01evolvente

Due (o più) ruote dentate accoppiate tra loro possono trasmettere agevolmente il moto solo se progettate in modo corretto ed il punto cruciale sta nella forma dei

ruota dentata 02

 

 

 

 

 

denti che deve avere precise caratteristiche date dall’evolvente per cui il contatto tra denti successivi avviene con la massima regolarità e, idealmente, senza urti.

Orbene, constatato il simbolo ufficiale della Repubblica italianaruota dentata 03 e la precisazione sul significato dato alla ruota dentata,ruota dentata 05 descrizioneruota dentata 04 bis si può notare che il profilo dei denti dell'italica ruota è sbagliato perchè "quadrato": quindi l'ingranaggio non può funzionare !

Semplice, chiaro, ineluttabile. Non vi pare?!

N. B. L’attenta osservazione non è mia; me l’ha riferita un ingegnere civile a cui l’aveva illustrata un suo insegnante.

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È Natale. Siamo tutti più buoni.

È Natale e circolano tante belle storie che raccontano di buone azioni.
Siamo circondati da inviti a fare qualcosa di buono, a tralasciare il nostro interesse personale, a fare qualcosa per l'amore di qualcun altro.
Qualche volta questo accade. Più spesso si fa qualcosa di buono per non sentirsi in colpa. Per non sentirsi dire che si è egoisti.

Pensate che aiuterò qualcuno?

No!

Perchè a Natale, come dice la pubblicità : "La gente vuole solo i regali".

C'è del vero. La gente, sotto ogni epoca, vuole solo che arrivi qualcuno a sistemargli le cose.
Dunque vi racconto un paio di storie divertenti e provocatorie che hanno a che fare con una particolare angolatura dello Spirito Ligure. Quella legata al mito eccezionalmente fascinoso del cattivo che più cattivo non si può. 

Godetevi quindi il massimo chic della Marchesa Dellaruota  che imprestava l'elemosina. Tre anni per restituirla altrimenti nessuna nuova donazione.

- Ma come, mi presti l'elemosina? Allora che elemosina è? È un prestito.
- No, non è un prestito. È un invito alla responsabilità . Se non riuscirete sarete danneggiati, se riuscirete sarete aiutati. Sarà  responsabilità  vostra.

La Grameen Bank prima della Grameen Bank.
Datevi dattorno. Prima di tutto perchè è vostro dovere. 

È una situazione che non vi piace? Troppi coinvolgimenti personali?
Allora vi lascio soli con Barnaba Centurione. L'uomo partito da Genova con un carico d'olio verso Costantinopoli assediata dai Turchi. Nelle intenzioni da vendersi agli assediati per rinforzare le difese riversandolo bollente sugli aggressori. Invece una volta giunto là lo ha venduto proprio ai Turchi che lo pagavano di più.

- Barnaba, cosa hai fatto! L'olio era il nostro!
- No. l'olio era il mio. Ho fatto il mio interesse come voi volevate facessi il vostro. Di cosa vi lamentate? Potevate approfittarne e non l'avete fatto.

Vi sentire egoisti pronunciando questa frase? Forse lo siete, forse no. Di sicuro siete individualisti nel senso però della consapevolezza delle facoltà private dell'individuo. Dato che ognuno rappresenta sè stesso e può mantenere il rispetto degli altri solo dicendo loro la verità.
Eccola l'essenza dell'Animo Ligure. L'esca del nostro orgoglio. I nostri attraenti cattivi.
Ridateci i nostri cattivi! Un po' santi, po' pirati, un po' re. Eccoli qui. Non c'è niente di cui rimanere delusi. Perciò rimettetevi in contatto con il Mito.
Almeno a Natale.

Perchè, sapete com'è : È Natale, siamo tutti più buoni.

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A Bologna ci sono i Bolognesi

... e ad Altrove ci sono gli Altroviani.

Durante la trasmissione “L’Aria Che Tira” di ieri ho sentito le considerazioni di due giornalisti : Pietrangelo Buttafuoco e Paolo Graldi.

Nella parte della trasmissione intitolata “Rifiuti, l’eterna spina nel fianco dei Governi” il primo rileva come i problemi in territori diversi trovino risposte diverse precisando che “… far fronte ad una situazione che da Roma in giù è complicata politicamente .” (tempo -1:23’:50”)

In una parte successiva -“Salvini eroe dei 2 mondi, dalla padania al sud”- il secondo, in riferimento alla capacità gestionale delle amministrazioni locali, dice: “Quando c’era Dozza, Sindaco di Bologna, ed anche gli altri -Zangheri- gente - e anche Fanti- molto competente però si diceva: i comunisti sanno amministrare benissimo Bologna. Andava detta in altro modo: a Bologna c’erano i Bolognesi che si rimboccavano le maniche.” (tempo -1:17’:59”)

Queste considerazioni mi hanno confortato e rafforzato in una mia convinzione : non sono i partiti che fanno la differenza ma l’etica di un gruppo sociale di cui i politici devono -per forza- rispecchiare almeno qualcosa.
Due esempi ortofrutticoli chiariscono meglio il concetto : da un albero di pere non nascono delle mele ; se metto una mela marcia in un cesto di mele buone quelle buone non riescono a trasformare quella marcia ma è la marcia che fa andare in malora le buone.
I lettori potranno ritenere siano due considerazioni banali (le mie, non quelle dei due giornalisti) ma con queste vorrei evidenziare due aspetti.
L’etica di un’etnia si sviluppa nel corso dei secoli e, quando racchiude aspetti positivi, rappresenta un tesoro inestimabile da salvaguardare con estrema attenzione e cura.
Per contro il rischio che l'etica si degradi è sempre presente, il danno -magari indotto da argomentazioni apparentemente plausibili- si instaura silenziosamente e velocemente diventando presto irreversibile.

Genovesi, Liguri prestiamo molta attenzione ai rischi di una ulteriore degenerazione del nostro Spirito, della nostra Etica.

Siamo ancora in tempo per rimediare, altrimenti finiremo per perderci.

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Rumenta. Cosa farne?

Prima consumiamo, poi ci rimane la rumenta tra i piedi. Cosa ne facciamo?

Che si tratti di piccole o grandi comunità lo smaltimento è un problema che ha trovato diverse soluzioni : raccolta differenziata per ridurre la massa di rifiuti non riciclabili, l’incenerimento tout court, il sotterramento, l’incendio (doloso).
Sull’ultimo non c’è un granché da dire.
La raccolta differenziata è il sistema migliore perché consente il recupero e riutilizzo dei materiali raccolti ma è fortemente condizionata dal senso civico della comunità e, comunque, resta sempre una quota -magari minima- di rifiuti che devono essere smaltiti.

Allora che ne resti poca (raccolta differenziata perfettamente condivisa) o che resti quasi tutta (raccolta differenziata scarsamente condivisa) la rumenta deve essere tolta d’in giro.
E qui, per quanto ne so, ci sono solo due alternative: l’inceneritore (altrimenti detto termovalorizzatore) oppure il sotterramento come realizzato nella megadiscarica di Scarpino.

Poiché il 61,9% del campione protagonista del recente sondaggio realizzato sull’argomento da “Il Raccolta differenziata incenerirore 05Secolo XIX” ritiene che la raccolta differenziata sia effettuata da una coorte di persone comprese tra il 31% ed il 50% della popolazione non stupisce che per evitare un’altra Scarpino “Oltre il 50% [dei Liguri] si dichiara favorevole alla realizzazione di un termovalorizzatore.” per distruggere la notevole quantità di rifiuti indifferenziati.
E considerati i "pregiudizi" che l’italico modo di fare le cose suscita nella gente stupisce ancora meno che il 51,6% dei favorevoli al termovalorizzatore lo sia “Ma so- l
Raccolta differenziata incenerirore 04o se lontano da casa mia” .
Non si sa mai … potrebbe anche capitare che non sempre vengano raggiunte le altissi
me temperature necessarie per un’efficace combustione e quindi si finisca per ritrovare nell’aria sostanze tossiche come la diossina; quindi inceneritore sì, ma è meglio che sia vicino agli altri.

Non so se i risultati del sondaggio potranno orientare verso la scelta di un inceneritore. Nel caso la soluzione fosse quella voglio ricordare che l’Associazione Repubblica di Genova si era già mobilitata quando la giunta del sindaco Sansa aveva ipotizzato la costruzione di un inceneritore nei pressi della Lanterna : posizione perfetta per offrire ai Genovesi l’occasione di un “salubre” areosol.

Per evitare quello scempio avevamo proposto di sistemare l'inceneritore in una caverna scavata dentro una delle colline retrostanti la Città con la possibilità di localizzare la dispersione delle emissioni in una zona alta (cioè vicino alla sommità della collina) e lontana dall’abitato.

Siamo pronti a farci risentire in caso di necessità.

I  lettori che non sapessero dove si trova la discarica di Scarpino potranno rintracciarla nel cerchio giallo cliccando qui.

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Squola itagliana

… e anche “ggiustizzzia”.

La condizione in cui viene mantenuto un appartamento dà l’idea di come funzioni la famiglia che vi abita.

In modo analogo il funzionamento della scuola e del sistema giudiziario danno l’idea dello stato della società, cioè dei suoi abitanti e dell’etica che li accomuna.

La notizia è recente ma i fatti risalgono a tre anni fa : una “maestra” che scrive “squola”.

Episodio eclatante che suscita alcune considerazioni.

Non è dato sapere l’età di quell’individuo né quando fosse stato assunto ma dall’anno accademico 2011-12 è necessario conseguire la Laurea in Scienza dell’educazione primaria il cui corso dura 5 anni.

Se in 5 anni non è emersa tanta crassa ignoranza significa che quel corso non funziona adeguatamente. E se si volesse sostenere, con molta fantasia, che le parole “squola” e “sciaquone” non debbano necessariamente attraversare il percorso formativo di un laureando il problema viene solo anticipato alle medie superiori, altrimenti a quelle inferiori o alle elementari.

Conclusione : il corso complessivo della formazione non ha funzionato.

Andiamo avanti.

Per arrivare ad occupare il posto di insegnate è stata assunta con una sanatoria oppure ha dovuto sostenere qualche concorso?

Conclusione : in un modo o nell’altro il sistema di verifica/selezione non ha funzionato.

In questa vicenda ha modo di rifulgere anche il sistema giudiziario per la rapidità che lo caratterizza.

Se “Il caso è venuto a galla tre anni fa, …” ed il Ministero dell’Istruzione “L’aveva messa alla porta, dopo la scoperta dei suoi ripetuti strafalcioni “ succede che solo “Ora [il licenziamento] l’ha confermato il giudice del lavoro di Venezia ..”.

Ma quanto tempo ci vuole per stabilire che “squola” e “sciaquone” (più gli altri errori) impongono un indiscutibile licenziamento? Il ricorso presentato da quella “maestra” avrebbe dovuto costituire un’aggravante immediata tale da condannarla alla restituzione di quanto indebitamente percepito per manifesta incapacità; inoltre per l’insipienza e la prosopopea dimostrata presentando il ricorso si meriterebbe un periodo di lavoro in miniera lungo quanto è durata la sua attività nella scuola.

In questo sito abbiamo già scritto di come intendiamo debba funzionare la Scuola nella nostra Terra e l’episodio accaduto rafforza il senso di forte disagio verso la nostra permeanza nel condominio peninsulare (… a proposito di appartamento).

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