Condominio sgangherato.

L'evento di cui riferisce l'articolo dal titolo sottostante dà un'idea complessiva ma precisa di come vadano le cose nella penisola italiana "grazie" ai legislatori di tutti i tempi, di tutti i partiti e di tutti i governi.2023 08 22 migratori teppismo Ventimiglia africano insanguinato afferra bimba di un anno titolo Il Secolo XIXChe l'aggressione sia stata compiuta da 'n möo non è dirimente perchè di delinquenza si sarebbe trattato anche  se o foise stæto 'n gianco o 'n giâno (per chi non parla Genovese : se fosse stato un bianco od un giallo).

Forse la responsabilità non è esclusiva dei succitati legislatori constatato che i giudici della Corte di cassazione hanno dato regione a chi sosteneva che il termine "clandestino" risulta  "molestia discriminatoria" anche se il non-più-clandestino -ex lege- è en2023 08 19 migratori Cassazione vietato chiamare clandestini gli illegali ritaglio Il Secolo XIXtrato nella repubblica italiana "senza documenti o per vie illegali".

Allora se la Giustizia, insieme alla Scuola, è un pilastro su cui si regge una comunità e quel pilastro appare plastico secondo le situazioni come fa una società a reggersi?

Non sono esperto, nemmeno un poco, di giurisprudenza ma per il Vocabolario Treccani clandestino signica "Che è fatto di nascosto, e si dice per lo più di cose fatte senza l’approvazione o contro il divieto delle autorità" quindi in modo illegale!

Non fidandomi di una solclandestino da Il dizionario della lingua italiana di Devoto ed Oli seconda ristampa aprile 1996a fonte mi sono rivolto al vecchio "Il dizionario della lingua italiana di Devoto ed Oli-seconda ristampa aprile 1996" che -perbacco!- fornisce una spiegazione in cui è evidente che "senza l'approvazione dell'autorità" si configura la clandestinità.

Allora come la mettiamo?
Cosa accadrà a quel signor aggressore (magari richiedente asilo)? Suppongo poco o nulla, infondo non ha fatto male a nessuno e la bambina si è forse spaventata un pochino ma, d'altra parte, la visione del sangue spaventa molti.

Che condominio !
Prima tutto era coerente con la visione catto-comunista buonista ed accogliente ma ora che governano i destri cosa è cambiato?

Italianamente il sindaco di Ventimiglia afferma che la situazione si è creata per «Colpa dei respingimenti francesi» non mostrando alcun dubbio che -invece- la colpa sia degli accoglimenti italiani!

Badoglio....

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Clandestini, razzismo, manodopera

Premesse:
1- i Genovesi non hanno preconcetti perché, abituati ad essere stranieri nel Mondo, frequentano le comunità che li ospitano, ne osservano i modi di fare ed elaborano le relative considerazioni. Quindi i Genovesi hanno post-concetti.
2- per essere Genovesi non è necessario nascere nelle nostre Terre (ius soli) o nascere da Genovesi (ius sanguinis); si diventa Genovesi se si vuole bene a queste Terre (ius fidelitatis). Sia sufficiente ricordare la vicenda della famiglia Durazzo (1) (2).
3- chiunque può risiedere nelle nostre Terre purché si attenga ad un duplice obbligo: louâ e no ronpî o belin (tradotto : lavorare e comportarsi correttamente).
4- il lavoro è un dovere: migliora l'individuo e la comunità di appartenenza.
Il lavoro rende liberi : concetto indiscutibilmente corretto (anche se in passato é stato utilizzato in modo improprio). San Paolo si rivolse ai cristiani di Tessalonica dicendo : chi non vuole lavorare, neppure mangi! Analogo principio è stato esposto nell'articolo 12 della Costituzione dell'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (sintetizzando in modo non elegantissimo: ce n'è per i preti e per i mangiapreti).
5- il foresto è come il sale : un pizzico rende la pietanza saporita, troppo la rovina.

Veniamo al dunque:
serve forza lavoro ed il governo Meloni prevede l'entrata (regolarizzata) di 452.000 forestieri in 3 anni (tra il 2023 ed il 2025) a fronte di un fabbisogno rilevato (da chi?) di 833.000 unità.
I coltivatori e le categorie produttive plaudono la decisione.
Questa decisione e queste condivisioni suscitano alcune perplessità.
- La prima : quel che si dice dall'opposizione si dimentica giunti al Governo, specularmente ciò che non è stato fatto quando si era al Governo viene reclamato sedendo all'opposizione. In sostanza è il gioco delle parti che bada all'interesse di breve termine piuttosto che ad una programmazione di lungo respiro.
- La seconda : se il fabbisogno rilevato è di 833.000 unità ed i NEET della penisola italiana sono più del doppio perché non "invitarli" a lavorare salvaguardando così -secondo FdI- l'italianità ed evitando la sostituzione etnica? La revisione dei criteri per accedere al reddito di cittadinanza è già un passo; nel caso fosse necessaria un ulteriore spinta promozionale gli esperti potranno suggerire le forme più apprpriate.
- La terza : l'avvio al lavoro dei NEET consentirebbe -inoltre- di far acquisire il concetto di lavoro come dovere e non come diritto perché se si può rinunciare ai diritti non è ammesso eludere i doveri (punto 4  delle premesse).
- La quarta : la necessità di importare abbondante manodopera a costi contenuti per andare incontro alle richieste degli industriali ha già dato prova di sé negli anni del boom economico quando, invece di industrializzare il meridione, i decisori -palesi ed occulti- hanno indotto un'immigrazione massiccia e "forzata" di meridionali per consentire ai nordici industriali di sviluppare i loro affari privatizzando i guadagni e scaricando sulle comunità tutti i problemi, le incomprensioni, gli attriti che riverberano ancora oggi.

P.S. immagino già un'obiezione : tra il 2015 e il 2016 la Germania ha accolto circa 1,2 milioni di siriani chiedenti asilo.
Indiscutibile, ma il problema è che in Germania ci abitano i Tedeschi e l'organizzazione sociale, l'etica comune, il rispetto delle regole fa sì che il forestiero tenda "automaticamente" a conformarvisi.
Nella penisola italiana già gli autoctoni approcciano le regole in modalità "personalizzata", figurarsi cosa possono pensare e, di conseguenza, comportarsi gli alloctoni.

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Bravo Landini...

 … siamo d’accordo con Lei anche questa volta, come ci era capitato tempo fa.
Ora, come allora, l'argomento sono le tasse.

"... perché bisogna trattare bene chi paga le tasse e colpire chi le evade o non le paga affatto..." è una affermazione logica e di una linearità talmente semplice che dovrebbe risultare chiara ed incontestabile per tutti.
Da sempre sosteniamo questo concetto ma le nostre possibilità di incidere nel mainstream mediatico sono condizionate dal limitato seguito su cui possiamo contare però è facilmente immaginabile che l'intevento del Segretario generale della CGIL lasci il segno tra i contribuenti indipendentemente dal loro  orientamento partitico.

Coloro che evadono le tasse e/o non le pagano affatto, beneficiando comunque dei servizi pubblici erogati, sono sanguisughe che impoveriscono la società direttamente (perchè non contribuscono al suo funzionamento) ed indirettamente (perchè drenano risorse altrimenti utilizzabili).

Lo Stato italiano dispone dei mezzi necessari per far emergere le situazioni da Lei evidenziate ma gli interventi appaiono -quantomeno ai profani-  più indirizzati ad una spettacolarità fiinalizzata all'apparire che ad una sostanziale opera di bonifica.

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Pasquetta ed il Lunedì dell'Angelo

Nelle terre di parlata Genovese anche quest'anno si è perpetrato lo scempio (uno tra i tanti) delle nostre tradizioni, vale a dire l'uso del termine "Pasquetta" per intendere il giorno successivo a Pasqua : il Lunedì dell'Angelo. Per i Genovesi o Lunesdì de l’Àngiou.
Per noi Pasquetta è il 6 gennaio e rappresenta il coerente uso del concetto di Pasqua.

Pasqua commemora la resurrezione di Cristo, cioè la sua nuova vita dopo la morte.
Il tributo dei Re Magi al bambino Gesù ha rappresentato il riconoscimento della sua natura divina, cioè una nuova vita.
Questo per chiarire l'interpretazione Genovese di quanto accaduto il giorno dell'Epifania.

Pasquetta è il termine usato dagli italiani; espressione che ha infiltrato da molto tempo i nostri usi.
Credo che tra i primi ad usarlo -a sproposito- nella nostra Terra sia stato "Il Secolo XIX", cioè l'edizione locale del quotidiano torinese.  Peraltro il Secolo continua ad utilizzare "basso Piemonte" per intendere le Terre dell'Oltregiogo in perfetto allineamento editoriale.
Non intendo contestare agli italiani l'uso di "Pasquetta" perché perfettamente legittimo; per quanto riguarda l'edizione genovese de "La Stampa"  capisco sia l'adeguamento alla casa madre.

Trovo, invece, ingiustificabile ed autolesionista quando "Pasquetta" viene utilizzato da coloro dovrebbero rappresentare la cultura locale.

Oggi ho avuto occasione di seguire su l'emittente "Telenord" la parte finale della telecronaca di Como-Genoa in cui il conduttore Nuti Giuseppe (detto Beppe) ha augurato buona "Pasquetta" agli ascoltatori. Fatto davvero curioso per uno che si è fatto strada nelle emittenti genovesi, quindi con un curriculum formativo che avrebbe dovuto familiarizzarlo alla cultura Genovese.
Invece no. Ma Nuti Giuseppe (detto Beppe) è uno dei tanti peraltro senza ruolo ufficiale; quindi il suo comportamento può essere considerato "colposo".
E fino a qui non mi sarei preso al briga di scrivere queste righe perché
Comune di Genova buona pasquetta 2023 04 10 Facebook pestare  l'acqua nel mortaio ...

O scciupón de fótta o m'è vegnûo quando ho visto 'sto post del Comune di Genova in cui viene augurata "Buona Pasquetta" (in basso a sinistra).

Ma andate a stra-affogarvi di cozze!!!

 

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Totò: è professore che insegna, è studente che studia


Dalle pagine de “Il Secolo XIX” edito il 28 c.m. si apprende come scolari e genitori, approfittando dell’astrattezza dell’insegnamento a distanza, ne stravolgano le regole concordate rendendo la vita assai difficile agli insegnanti. Questi ultimi richiamano, ammoniscono, minacciano sanzioni. Alla fine, quel che si capisce, è il fallimento della didattica a distanza.
Verosimilmente le cause sono molteplici e la gran parte di esse sfuggono alla mia comprensione. Qualcosa però intravedo. L’istituzione scuola non sembra aver compreso la portata della rivoluzione telematica in corso. La tecnologia fisicamente separa le persone purtuttavia le mette in confronto diretto. Cioè elimina totalmente la funzione che nelle attività in presenza è riconosciuta alla figura del mediatore. Da questo punto di vista il confronto on-line tra docente e classe si spezzetta in una quantità di scontri diretti aventi tutti le caratteristiche di un corpo a corpo. Uno scambio a distanza ravvicinata nel quale nessuna delle due parti in attrito può far valere la protezione di un ruolo dato precedentemente. Vince chi ha maggiore autorevolezza, non maggiore autorità.
Gli insegnanti non hanno grande autorevolezza. Spingendo la questione fino al limite della provocazione bisognerebbe dire che neppure possono averne essendo stati formati da quella stessa scuola della quale adesso si lamentano.
Genova ne sa qualcosa.

Lungo i primi tre quarti del Novecento ricca di spunti, ed articolata su più livelli fra pubblico e privato, l’offerta formativa della Città è stata progressivamente logorata fino a disperdere sul finire di quel secolo - nel nome ministeriale del programma, della lotta di classe e del diritto alla promozione scolastica, non sociale - le sue migliori competenze.
Istituti di primissimo piano, anche se privati e cattolici, sono stati prima diminuiti, accusati di conferire un diploma a chiunque purché ricco abbastanza da pagare la retta, e poi portati alla chiusura per far posto alla “scuola laica”. La quale fa pagare tutti, anche quelli che non ci vanno, e diploma tutti, soprattutto quelli che, per una ragione o per l’altra, non la frequentano con profitto.
Ma allora, se la questione rimonta la storia recente, vien da chiedersi perché si sia reso possibile il fallimento dell’istituzione scuola.
La risposta è così scontata che quasi neppure la manifesto. Soldi, bilanci.
Invece dirò che con la
democraticizzazione della società si è voluto democraticizzare anche la scuola. In sé, tutto bene. Soltanto che il percorso adottato non ha puntato a permettere al maggior numero di persone possibili di accedere al miglior livello formativo attuabile, selezionando in questo modo i più capaci e fornendo agli altri meno attrezzati una preparazione comunque adeguata a salire la scala della vita. Viceversa ha puntato a fornire alla platea dei suoi utenti un servizio indifferenziato tanto che, oggi, la scuola viene e può essere intesa come una delle diverse attività che inevitabilmente si succedono nella vita di un uomo.
Nella pratica, naturalmente, non tutto è andato a finire così. Ci sono scuole e scuole e dire dove hai studiato equivale a definire chi sarai dopo.
Tuttavia questo concetto non è molto condiviso se un uomo di sicuro livello come Roberto Cingolani, Ministro della Transizione Ecologica, ha manifestato malumore circa l’insegnamento della storia antica, quasi quella materia distogliesse energie e tempo allo studio di discipline più specialistiche. Ma se il problema è questo non bisogna tagliare le materie ma ridefinire i calendari e prolungare l’anno scolastico.
Il punto in argomento non sono le monoculture, per quanto specializzate, ma la capacità di ragionare.
Così si arriva al momento iniziale nel quale l’insegnante-genitore ammonisce lo scolaro indisciplinato mentre dall’altra parte dello schermo lo studente-figlio sbeffeggia un collega del suddetto ascendente.
Come finisca la storia al suono della campanella non è dato sapere. Forse con una bella riunione di famiglia, ognuno attorno al
suo proprio cellulare.
Ignoranti quanto basta ma molto specializzati.

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